Covid: per la Cina la pandemia è italiana.

A seguito della dichiarazione di svariate autorità sanitarie a livello mondiale, che collocavano l’epicentro dell’epidemia di sars-cov-2 nella città sub-provinciale cinese di Wuhan, il governo Cinese ha intrapreso una campagna mediatica nazionale per negare la paternità del virus.

Questa propaganda è solo tempo dopo emersa su poche testate giornalistiche non molto conosciute e in maniera estremamente superficiale, nonostante sia fondamentale entrarne a conoscenza soprattutto per la popolazione italiana che si trova al centro delle accuse mosse.

Basandosi su un documento dell’INT italiano (Istituto Nazionale dei Tumori), che nel 2019 ha trovato degli anticorpi in grado di neutralizzare il virus nelle analisi di alcuni pazienti asintomatici durante uno screening di routine per il cancro ai polmoni, i mass-media cinesi hanno riqualificato l’immagine pubblica del proprio stato agli occhi dei suoi cittadini che erano rimasti particolarmente colpiti dalla sua scelta di lanciare l’allarme pandemico con tanto ritardo.

Il Direttore Scientifico dell’INT si è espresso riguardo la situazione riportata evidenziando la forte connessione presente tra la Cina e il nord-Italia soprattutto sotto un’ottica commerciale.

Sicuramente il carattere asintomatico dei pazienti italiani analizzati ne nega una stretta connessione con quelli che effettivamente sono stati i veri e propri focolai epidemici che poi hanno portato a una diffusione così repentina del virus.

La situazione fa sicuramente riflettere sull’incertezza dell’effettiva provenienza del virus che sta coinvolgendo ormai tutto il mondo, dove le potenze che lo governano sono spesso troppo occupate a puntarsi il dito a vicenda piuttosto che a trovare una soluzione unanime.

 

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