Cinema in tempo di COVID19: Recensione di “The Blind Side”

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Il film “The Blind side” diretto da John Lee Hancock, tratto dall’omonimo romanzo di Michael Lewis, parla di un ragazzo afroamericano, Michael Oher. Questo ragazzo vive in un quartiere malfamato senza un padre ed una madre dipendente da stupefacenti, da cui fu separato quando era molto piccolo. Per un periodo vivrà con un suo amico a casa del padre di quest’ultimo fino a quando, a diciassette anni, riesce ad iscriversi ad una scuola cattolica grazie al coach della squadra di football. In questo periodo incontra una donna proveniente da una famiglia benestante che deciderà di adottarlo per poterlo aiutare con la scuola e lo sport. Grazie alla nuova famiglia e ad i nuovi amici riuscirà ad entrare al college e realizzare il suo sogno di giocare a football.

Il film si intitola “the Blind Side” (lato cieco) poiché è il ruolo in campo di Michael, Big Mike. Il suo ruolo infatti nel campo è quello dell’offensive trackle, cioè di colui che difende il quarterback nei suoi punti ciechi. Nella durata di tutto il film Michael protegge tutte le persone che ama, come quando protegge il fratellino adottivo durante un incidente d’auto: infatti un test per poter entrare alla scuola Michael riscontra un alto risultato sull’istinto protettivo. Ciò fa riflettere perché, seguendo l’esempio di Michael, quando si ama una persona non si ha paura dei pericoli che si corrono per aiutarlo ma si affrontano e basta. Questo aspetto del film si rivede anche nella copertina poiché si vedono due persone completamente opposte (Michael e la signora che l’ha adottato) che camminano insieme l’una a fianco dell’altra e non si cerca di superare l’altro ma si sta semplicemente accanto per aiutarsi in qualsiasi momento. Però bisogna stare attenti a chi vuole stare al nostro fianco perché non tutte sono delle buone compagnie. Nel film Michael aveva due scelte. Poteva restare con i ragazzi del suo vecchio quartiere e quindi prendere la strada dello spaccio di stupefacenti o accettare l’aiuto della nuova famiglia. Fortunatamente è riuscito a scegliere la via giusta però molti ragazzi non ci riescono e prendono le strade sbagliate perché sono più facili, ma con la forza di volontà si può arrivare a fare tutto quello che si vuole. Quindi in fine questo film fa capire che “accanto è un posto per pochi”.

Michael è un ragazzo che all’inizio del film ha un quoziente intellettivo molto basso ma alla fine è riuscito a prendere il diploma con dei voti alti. Lui riesce nel suo obbiettivo grazie alla forza di volontà. Molte volte siamo pigri (soprattutto noi adolescenti) e facciamo le cose in modo molto trasandato, quasi menefreghista e le cose non vengono bene come ce le aspettavamo e diamo la colpa agli altri. Un esempio è quando ci arrabbiamo con un povero professore che sta facendo solamente il suo lavoro, quando la colpa è solo nostra. Se noi non mettiamo un po’ di forza di volontà o passione in quello che facciamo saremo sempre delusi dai risultati. Poi non è detto che siano sempre rose e fiori, ma almeno possiamo dire a noi stessi «io ce l’ho messa tutta». Michael Oher è un grande esempio per tutti su come poter riuscire a realizzare i propri sogni.

 

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