Tanto rumore per nulla

Venerdì 21 dicembre 2012, ore 18:15, si sentono delle campane in lontananza, forse quelle della chiesa principale di Frascati, stando alle lamentele del mio vicino di casa farebbe troppo freddo per gustarsi un po’ di tempo all’ aria aperta del balcone, ma una buona giacca ed una certa voglia di svagarsi permettono di sopportare questo ed altro..finemondoGuardarsi intorno, vedere l’effettiva realtà delle cose che ci circondano, spesso basta a rendersi conto di quanto persino chi è costretto a raccogliere ogni giorno le informazioni più varie di questo mondo, semplicemente fermandosi ad ammirarlo, possa intuire la semplicità che lo costituisce, il livello di complessità che l’ uomo riesce a portare ovunque.
Sono tante le notizie giunte alle orecchie di tutti ultimamente, ma la più condivisa è forse quella della fine del mondo, una catastrofe incontrollabile, indefinibile oltre certi limiti, del tutto inutile qualsiasi tentativo di salvarsi e speranze da ridurre al minimo del minimo, questo in soldoni l’annuncio di qualche giornale tv, radio e programmi a riguardo. Sono passate circa una ventina di ore da quella prefissata per la “conclusione del ciclo solare” e le uniche catastrofi alle quali ho fatto particolarmente caso sono un traffico eccessivo sulla via Tuscolana, cosa di cui non meravigliarsi più di tanto e un grido stridulo causato principalmente da un eccessivo numero di gocce d’ acqua sul pavimento del bagno, altra cosa di cui preferisco non preoccuparmi. Esperienze personali a parte, la scandalosa notizia d’una fine del mondo ancora da venire ha fatto il giro del mondo, ha fatto arrabbiare davvero troppe persone, soprattutto quelle che, secondo la CNN, si sono provviste di bunker sotterranei con ogni tipo di comfort, spendendo cifre che arrivano a toccare il mezzo milione di dollari. Esatto, tanto rumore per nulla, direbbe uno dei più famosi scrittori di fama internazionale, se fosse ancora vivo e potesse godere anche lui della preoccupazione più devastante che abbia mai preceduto il risolversi di una bufala tanto enorme, ma è probabile che il suo buon senso, come certamente quello di una persona con un minimo di informazione veritiera, non legata a qualche articolo di una rivista in sconto in edicola spacciato per trattato scientifico, sarebbe bastato ad intuire la totale inefficacia di tanta ignoranza nei riguardi di chi, onesto cittadino comune, preferisce guadagnare i propri soldi senza sfruttare la fiducia della gente. Gli ascolti di quei programmi che hanno provocato suicidi di massa in tutto il mondo? Non caleranno, no di certo, se non dello stesso numero relativo alle persone che, una volta a casa dopo una giornata di stress, scelgono, al posto del solito e banale show sui misteri, un qualsiasi servizio che richieda uno sforzo di meningi. I soldi spesi in tutte quelle attrezzature superflue che a parere del primo malcapitato avrebbero potuto salvare vite umane? Non verranno rimborsati, verranno rimpianti, posti al centro del catalogo degli affari persi di ognuno di noi. “È stata un’esperienza”, la scusa più adottata dei giovani che intanto, smarriti nelle loro follie adolescenziali, hanno preferito trascorrere l’ultimo giorno come tutti gli altri sabati sera; “Non darò mai più retta alle notizie non o mal fondate” penserà chi ha noleggiato un aereo e una jeep militare per l’ occasione..
Rimane qualcuno però, qualcuno che occupa solo l’ultimo spazio di questo testo, riservato solo a chi, rinunciando alla troppo scientifica etica della sopravvivenza, ha voluto riunire se stesso e la propria famiglia in preghiera, sperando che qualsiasi cosa, che potesse o meno accadere, non determinasse per loro la perdita di fede, di speranza da riporre nell’unica persona, se così si può parlarne, che ha promesso a tutti noi, nessuno escluso, un posto affianco a lui.

 

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