70.120 ore

Quand’ero piccolo, un’ora mi sembrava un tempo enorme, gigantesco, inconcepibile per qualsiasi essere umano. Un’ora era un’entità non ben definita, che poteva proseguire per anni ed anni, senza finire.

Oggi, apro il quaderno, guardo l’orologio, scrivo il titolo della versione, do un’occhiata a Facebook, leggo la prima riga, guardo di nuovo l’orologio ed è già passata mezz’ora. Mi sconvolge pensare quante ore della mia vita butto via o trascorro senza uno scopo preciso.

A giugno del prossimo anno, avrò vissuto 70.120 ore come studente di Villa Sora. “No, dai. Non è possibile”. Eppure la calcolatrice non fa errori e mi sbatte in faccia la realtà, così com’è, senza fronzoli. E allora penso…

E’ settembre del 2007 ed un ragazzino di 12 anni, capelli ricci, occhiali blu, palesemente sovrappeso, entra  terrorizzato nell’enorme cortile delle medie. C’è una folla oceanica e si sente perduto. Piano piano, non si sa come, inizia a parlare con un altro ragazzino coi capelli rossi. Si presentano. Fanno amicizia. Iniziano per entrambi quelli che Renato Zero chiamava “i migliori anni della nostra vita”. Quel ragazzino con i capelli ricci, pian piano, conosce altri amici. Non era mai stato molto socievole, anzi, era piuttosto schivo e timido. A dirla tutta, spesso aveva anche subito le prese in giro di qualche bullo che lo chiamava “Cicciabomba” e via così. Non esattamente il massimo, in termini di autostima. Eppure il ragazzino, a Villa Sora, si apre pian piano, diventa più amichevole, smette di vergognarsi del suo amore per la cultura, inizia a godere della compagnia degli amici. E tre anni di scuole medie passano in un’eternità ed in un battito di ciglia, allo stesso tempo.

Adesso è sempre settembre, ma del 2009. E il ragazzino ora è un ragazzo, esaltato e, allo stesso tempo, terrorizzato dall’inizio della grande avventura del Liceo Classico che si apre di fronte a lui. Il professor Franchi, con tono grave, presenta alla classe un percorso di cinque anni, che sembrano davvero eterni, un po’ come lo sembrava un’ora, da piccolo. Inizia un altro percorso, con nuovi amici, senza dimenticare gli altri. Qualcuno va, qualcuno viene, tutti restano nel cuore. Il ragazzo è sempre palesemente sovrappeso, ma ora ha smesso di vergognarsene. Un ragazzo più grande l’ha chiamato  “cicciabomba” per l’ennesima volta. “Cicciabomba” gli ha rotto il naso. Come per una specie di esorcismo, da allora, nessuno l’ha più offeso per il suo aspetto fisico. Così, più o meno sicuro di sé, affronta questa avventura, con i compiti, le gite, i professori, le cotte (che spesso iniziavano e terminavano nella sua mente), i pianti, le risate per le cose più stupide del mondo, le serate con gli amici fatte solo per stare insieme, le notti insonni, passate a pensare chissà cosa del futuro.

Ora sono le 22:30 del 7 ottobre 2013. Ora molta gente quel ragazzo lo chiama “uomo”. Non è più un “cicciabomba”. Ma non è neanche Brad Pitt, diciamocelo. Qualcuno gli ha perfino detto che, con la barba, dimostra quasi trent’anni. Dico io: “si insulta così la gente?” Il ragazzo (o uomo, come preferite) si accende quella che, su per giù, è la trentesima Marlboro Rossa della giornata e sorride, ripensando a tutti questi anni, cui non dava la minima importanza mentre li viveva. Ora, invece, sono la preziosissima storia della sua vita. Il ragazzo ripensa agli adulti che gli ripetevano in continuazione: “Goditela, finchè puoi! Dopo i 18, gli anni volano!”. “Maledetti! Avevano ragione”. Appena ieri soffiava le  prime candeline ed ora lo chiamano già maturando. Allora, visto che gli anni volano così, bisogna viverli a pieno. Poco importa se si “spreca” un’ora o due se in otto anni ce ne sono 70.120. Però un pochino di malinconia gli prende, pensando che, fra poco, sarà veramente un “uomo”. E la spensieratezza scomparirà pian piano.

Per i meno attenti, il ragazzino, il ragazzo ed il futuro “uomo” (Dio, che orrore definire con quella parola, uno che guarda ancora Spongebob!) sono stato, sono e sarò io. Ed ho un’ultima cosa da dire, ai bambini (sì, sono bambini) delle medie ed ai ragazzi del Liceo più piccoli di me: “Non abbiate fretta di crescere. Godetevela, finché potete. Dopo i 18, gli anni volano”.

 

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