La memoria del cuore – Giornata della Memoria 2019

27 gennaio 1945- 1 febbraio 2019, oggi come ieri è vivo il ricordo della giornata che, 74 anni fa con l’apertura dei cancelli del campo di sterminio di Auschwitz, chiudeva uno dei capitoli più bui della storia dell’uomo. L’inizio della giornata è cullata da una melodia eseguita al violino capace di aprire i cuori dei presenti alle parole del dottor Giorgio Sestieri, collaboratore dell’associazione “ Progetto Memoria”. 

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Ho vissuto il pregiudizio sulla mia pelle” queste le prime parole del dottor Sestieri, “ un giorno un mio compagno mi chiese se mia madre e mio padre fossero ebrei,  gli risposi di sì e poi chiesi il perché della sua domanda. La sua risposta fu: perché sei come noi”; parole in grado di chiarire ai presenti lo scopo della giornata della memoria: conoscersi. “ La lotta all’antisemitismo parte proprio dalla conoscenza, la vera lotta si fa con la conoscenza più che con le leggi. L’unica arma in grado di distruggere i pregiudizi e gli orrori che sono presenti al mondo è la cultura. Così come durante la Seconda Guerra Mondiale si instillava nelle persone l’idea di uccidere sconosciuti perché considerati diversi e perché odiati dall’intera comunità; oggi un fenomeno diffuso in alcune culture è quello di uccidere ed uccidersi perché educati da sempre a questo tipo di gesti. Dobbiamo essere molto attenti e cercare di combattere quest’educazione”. Segue un intervento musicale di Andrea Quagliani, studente del IV Liceo Classico, che esegue un brano a pianola dal titolo “ Un cuore nella neve” da lui composto, incantando il pubblico e trasportandolo al fianco degli uomini e delle donne chiusi nei campi di concentramento, costretti a sopprimere il loro dolore per sopravvivere un giorno di più. Sono alcune righe d’inchiostro di un sopravvissuto ad insegnare il valore della speranza agli studenti e ai professori riuniti in teatro, con un brano di Primo Levi. L’autore, attraverso il “Canto di Ulisse” tratto dalla Divina Commedia dantesca, ricorda un valore fondamentale per l’uomo “fatte non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”, la voglia di conoscenza è più forte delle catene che lo imprigionano e più pesante delle torture a cui viene sottoposto, tanto da voler rendere “liberi” anche gli altri che, attraverso la parola, possono evadere dal mondo di filo spinato in cui sono rinchiusi.

La giornata si conclude con le parole del Direttore Don Marco Aspettati, che ricorda ai presenti l’esistenza di due tipi di memoria: quella mentale, in cui vengono custodite lezioni e compiti, e quella del cuore dove sono racchiusi i momenti più significativi della vita di una persona, quelli che scalciano nel profondo del cuore per poter riemergere. 

“A questo serve la giornata della memoria: a ricordare alla memoria dei nostri cuori quanto può essere crudele l’uomo e quanto la sua follia possa farci del male.”

Sulle note de “ La vita è bella” il sipario della memoria cala sul palcoscenico della vita, in attesa che, come fosse la prima volta, qualcuno vada ad aprirlo.

 

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