La scuola del futuro? Basta uscire dall’Italia.

   “La scuola oggi è incapace di sviluppare quelle competenze e quei talenti che sono oggi necessari per continuare ad appartenere a una società industriale avanzata. È talmente distaccata dalle vere esigenze del mondo del lavoro da essere diventata, in larga misura, una fabbrica di disoccupati con la laurea.” Così scriveva Piero Angela nel “lontano” 1977 (Nel buio degli anni luce) sul sistema scolastico di quasi quarant’anni fa: sistema che sembra generare gli stessi effetti, se non peggiori. Senza dubbio la scuola è stata l’”invenzione” più importante della storia: ha dato la possibilità a tutti di potersi formare culturalmente, di poter cambiare la propria vita sviluppando le capacità di giudizio e di critica. university_librarySpesso però non viene compresa dai giovani, e disprezzata come perdita di tempo, come attività inutile, che rovina le loro giovani vite. In loro difesa c’è da dire che troppo frequentemente, a causa della cattiva organizzazione dei programmi e delle attività, la scuola si riduce in una serie di materie che risultano poco interessanti ai più, da imparare a memoria o da ignorare, a seconda di quanto siano vicini l’interrogazione o il compito. A cosa serve andare a scuola per 13 anni (come minimo – l’obbligo scolastico termina a 16 anni in Italia) se quando si frequenta è una perdita di tempo e quando si termina è una liberazione? Forse è sbagliato il sistema:  “noi apprendiamo solo il 10% di quello che leggiamo; il 50% di quello che vediamo e ascoltiamo; il 70% di quello che discutiamo con altri, ma ben l’80% di quello che sperimentiamo” (L.Stanca). Senza dubbio la scuola del futuro dovrebbe utilizzare metodi diversi: se, passata la scuola, rimane ad un uomo solo il 10 % di ciò che ha appreso con la lettura, sarebbe importante integrare nell’orario scolastico ore di discussione e di sperimentazione.
Ma serve davvero aspettare il futuro per avere una scuola migliore? Basta guardare agli altri Stati: in Inghilterra gli studenti delle scuola superiori, oltre alle materie obbligatorie, possono compiere un percorso di studi personalizzato, scegliendo le materie che più li interessano;  in Spagna le scuole professionali (250 indirizzi) preparano davvero al mestiere specifico; in Svezia è strettissimo il contatto tra mondo del lavoro e mondo della scuola e l’inglese viene usato come lingua d’insegnamento per molte materie. In molti Stati europei, inoltre, il sistema scolastico è fortemente decentrato e gli stipendi degli insegnanti sono più elevati (così come la loro considerazione sociale).
Non è quindi questione di futuro, ma di cultura del Paese in cui si vive: purtroppo in Italia l’istruzione ha sempre meno importanza e sembra sempre che sia la prima ad essere “tagliata” quando non c’è denaro nello Stato.
Tutti coloro che sono interessati a costruire il loro futuro attraverso la formazione scolastica si trovano ad affrontare un percorso pieno di insidie: usciti dalla scuola secondaria, la scalata al posto di lavoro è sempre più difficile. La maggior parte delle università italiane sono a numero chiuso e vi si può accedere attraverso test di ammissione che spesso hanno ben poco a che vedere con l’indirizzo universitario scelto. Dopo anni di sacrifici si giunge alla laurea e si viene catapultati nel mondo del lavoro, se si è fortunati, altrimenti nel mondo della disoccupazione.
E’ inutile dire di quanta considerazione in più meriterebbero tutti coloro che studiano con passione e non per convenienza, tutti coloro che dedicano la loro vita alla cultura e alla diffusione dell’informazione, tutte le persone colte che sono state scavalcate da raccomandati, in un’Italia dove la meritocrazia è una malattia.
Lasciateci sognare una scuola giusta, formativa, interessante, completa, corretta; una scuola dove i giovani possano crescere in modo sano e possano prepararsi a rispondere alle esigenze del mondo esterno.

 

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Una risposta

  1. Anonimo ha detto:

    Interessante,scritto molto bene,scorrevole, ma fa venire voglia di scappare,xche’ lottare qui x ottenere il nulla assoluto fa’ solo tanta rabbia

     

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