“Non penso, non mi lamento, non discuto” di Marina Cvetaeva

ARTICOLO DI SOFIA SGRULLETTA (C4A)

“Non esiste niente che non abbia importanza […]Scrivete, scrivete di più! Fermate ogni istante, ogni gesto, ogni sospiro. Non solamente il gesto, ma anche la forma della mano che l’ha compiuto.”

Non penso, non mi lamento, non discuto.
Non dormo.
Non aspiro
né al sole né alla luna né al mare
né alla nave.

Non mi accorgo di quanto fa caldo tra queste pareti,
di quanto verde c’è nel giardino.
Da tempo il dono desiderato ed atteso
non aspetto.

Non mi rallegra né il mattino né la corsa
sonora del tram.
Vivo, senza vedere il giorno, dimenticando
la data e il secolo.

Sulla fune, che sembra intagliata,
io – sono un piccolo danzatore.
Io – ombra dell’ombra di qualcuno. Io – sonnambulo
di due oscure lune.                                                               

Marina Cvetaeva nata a Mosca, figlia di Ivan Vladimirovič Cvetaev, e Marija Aleksandrovna Mejn, scrisse le prime composizioni all’età di 6 anni discutendo , oltre che in russo, anche in francese e tedesco. Diventò da subito una delle voci più originali della poesia russa. Il suo lavoro non fu ben visto dal regime staliniano, anche per via di opere che scrisse in precedenza che denunciavano e andavano contro quel tipo di ideologia.Non le importava se le sue poesie non venivano comprese, lei aveva la necessità di scrivere .

Si trasferì poi a Parigi nel 1925, ma finí per tornare a Mosca insieme al figlio ritrovandosi in un campo di lavoro. Dopo aver appreso la notizia della morte del marito e trovandosi in uno stato di estrema povertà , di isolamento dalla comunità letteraria, il 31 agosto 1941 s’impiccò.Alcune delle sue opere vennero pubblicate e riabilitate  solo a partire dagli anni sessanta, vent’anni dopo la sua morte.

All interno della poesia si può identificare e interpretare il soggetto come una persona affetta da apatia . Questo sentimento infatti risulta essere  protagonista .Domina e condiziona il modo di vivere e di percepire la realtà dell’autrice . La visione del mondo e delle cose avviene in maniera completamente disinteressata ,ma allo stesso tempo pessimista . Questa emozione che prevale è probabilmente scaturita da una depressione , da un problema umorale che si ramifica come una mancanza di entusiasmo . Comporta quindi un offuscamento della vista , e di conseguenza non vengono  distinti più i doni che la vita offre . Il disagio psichico viene raccontato attraverso l’utilizzo di diverse metafore e ciò permette al lettore di vivere in pieno la guerra interiore che l’affligge . L’autrice sfrutta tutta la ricchezza fonetica; l’uso degli enjambement fornisce rotture che rispecchiano a loro volta tutti i conflitti mantenendo un profilo indifferente verso ciò che la circonda . Il tempo che scorre senza che lei se ne renda conto, l’angoscia dietro ogni istante , l’intera poesia è costruita sulle ripetizioni che rendono  il messaggio più diretto. Si sente in bilico, senza una personalità propria, quasi come se fosse continuamente oscurata da qualcuno o da qualcosa.L’autrice mira a colpire un pubblico che si sa emozionare; consapevole dell’importanza della parola. Soffermandosi sull’anima e sui dissidi di quest’ultima incomprensibili, ribelli e inesauribili.

 

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