Si sta come d’autunno, sugli alberi, il poliuretano.

Corviale – 4 ottobre 2013. Una vera e propria “uscita didattica” quella che ha coinvolto le classi dei quinti anni nella giornata di fraternità, non solo a livello culturale e informativo, ma soprattutto pratico, nel vero senso della parola. Non c’e’ persona che abbia partecipato che possa affermare il contrario, specialmente dopo aver sperimentato in prima persona il nobile lavoro del manovale.

SONY DSCQuasi un chilometro, questa la larghezza della folle struttura architettonica costruita interamente in cemento armato che si erge nel quartiere di Corviale, nei pressi di Roma, tanto controversa da essere ribattezzata “il serpentone” dai Romani. Non è un caso che proprio in questa zona si rilevi una concentrazione di disagio sociale, dovuto anche alla mancata considerazione degli standard di spazio abitabile e qualità delle infrastrutture necessari a qualsiasi essere umano.

Basta una passeggiata per le strade del quartiere per rendersi conto del degrado che caratterizza la zona, anche a livello ambientale: nel nostro caso non è stato affatto difficile notare auto demolite abusivamente, strutture abbandonate a se stesse o in pessime condizioni, ma soprattutto la quasi totale assenza di zone “ricreative” e di servizi di qualunque tipo.OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Alcune associazioni si danno da fare per il recupero della zona, il loro obiettivo è fronteggiare il degrado del quartiere; tra esse opera l’associazione “calcio sociale” che tra le sue prospettive  ha quella di rivalutare la zona con la  costruzione di un vero e proprio centro sportivo con palestra e campo esterno, aperto a tutti.

Durante la giornata di fraternità abbiamo dato una mano all’associazione, scoprire nel modo più diretto possibile la realtà che hanno intenzione di costruire;  certo trovarsi di fronte ad un cantiere a cielo aperto non è stata la visione più confortante della giornata, ma nessuno ha obiettato nel momento in cui si e’ richiesta la partecipazione attiva di tutti e, senza troppi indugi, la dimensione del lavoro ha subito trovato posto nella mente di ciascuno di noi. Mansioni di vario tipo ci hanno accompagnato in questa esperienza, dal semplice essere di supporto per qualche lavoretto leggero, allo sfiancante spostamento di carichi pesanti, attraverso impervi percorsi delimitati da scalini e salite. Mentre qualcuno prediligeva la pulizia del legno munito degli appositi strumenti protettivi, altri hanno quasi volontariamente preferito spostare ingenti quantità di polvere e balle di poliuretano di terza mano verso l’esterno della struttura, impiegando la maggior parte del tempo a cercare la soluzione ad un problema che molto probabilmente non si erano posti fino a quel momento.

Si dimostra necessario a questo punto introdurre un discorso fondamentale, che riguarda il motivo principale per cui alcune persone assumano volontariamente l’incarico di portare a termine lavori del genere senza il minimo compenso.

Non sono pazzi, non hanno percepito il trascendentale consiglio di comportarsi così, nè nascondono alcun tipo di affari loschi: ciò che li spinge a lavorare insieme e che motiva i loro animi alla continua ricerca di altri volontari consiste essenzialmente in un impegno sociale al servizio dei meno fortunati. Uomini, donne, ragazzi e ragazze, chiunque abbia intenzione di partecipare è benvenuto nel gruppo, senza esclusione alcuna e di alcun genere; ogni iniziativa promossa dal “Calcio sociale” ha uno scopo prettamente pedagogico, con “l’obiettivo di porre l’attenzione sulle capacità, e non sugli handicap presenti nei soggetti considerati difficili.”

Finito il nostro compito, e la nostra energia, abbiamo lasciato il cantiere un po’ meno profumati, ma anche più contenti per aver fatto la “cosa giusta”.

Quello di Corviale è ancora un progetto che ha bisogno dell’impegno di molti volontari; molto il lavoro da fare, ma ciò che lo differenzia sostanzialmente è il desiderio di unire le persone. Chi fino a ieri a Corviale trovava se stesso ad affrontare problemi che sembravano superare le proprie capacità, oggi ha a disposizione un altro modo di concepire il mondo, un altro amico da incontrare, una speranza nuova, sinceramente offerta da un sogno: il “Calcio Sociale”.

 

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