Non so spiegarmelo

Un viaggio nell’intensità del sentimento amoroso, un’esplorazione tormentata delle sue contraddizioni e del suo potere distruttivo e rigenerante. L’amore descritto in questi versi è una forza ambigua, che non solo trasforma e innalza, ma anche frantuma, divide e rende vulnerabili. La poetessa è travolta dal conflitto che nasce dalla consapevolezza di un amore incompleto, irrisolto, che sfugge e brucia senza trovare una vera liberazione.

Questa poesia è, in fondo, un atto di resa: “ti amo, e non so spiegarmelo”. Ma nel non poter spiegare, nell’abbandono alla sua potenza incontrollabile, l’amore stesso diventa la risposta, tanto complessa quanto purissima.

ti amo
eppure non so spiegarmelo. 

ti amo
e come posso gridartelo,  
se non con il silenzio.  

non posso più scriverti,  
non posso più definirti
non posso perfino più dedicarti pensieri

quanto tempo è passato?  
non riesco più a misurarlo,  
tutto mi sfugge
tutto 
mi 
sfugge 
tra le mani  

eppure ti amo ancora
eppure non so spiegarmelo

non so più nulla di te,  
mi sono posta cosi tante domande
da non avere neanche una risposta
e questo mi rende folle

vivo un mondo rovesciato,
dove amore è verità e bugia insieme,  
un mondo
che si nutre di contraddizioni  
e mi lascia affamata.

mi ami,  
eppure mi neghi,  
mi pensi,  
eppure mi scordi,  
mi tocchi,  
eppure mi svuoti.

questi dubbi,  
non dovrebbero appartenere all’amore.  

delusa, disillusa, straziata
non da ciò che sei per me
ma da ciò che sei con me

vorrei volare via,  
eppure non posso fare a meno di precipitare
nella tua mancanza
che brucia, ustiona, deforma
perché fa davvero male amarti.  

ogni cosa che sei è mia
è un peso che non so sollevare,  
è un labirinto in cui voglio perdermi
è un nome che cuce le mie labbra
è un vento che scompare prima di sfiorare il mio volto. 

ti dono questo amore,  
come un fiore estirpato 
che non ha mai smesso di fiorire.  

ti amo,  
e nel mio corpo questo amore 
è malattia che divora senza cura
e non so spiegarmelo.

Anna Screpanti

La voce poetica si confronta con l’irrazionalità dell’amore, un sentimento che sfugge alla logica, alle parole, e che si fa carne, ossa, respiro, ferita. “Ti amo” diventa il centro di tutto, la dichiarazione che non riesce ad avere una forma compiuta. Non si può spiegare ma che, nonostante il dolore, non smette di esistere.

La ripetizione di questa espressione non è solo un’affermazione, ma un grido silenzioso. Un inno a una passione che si fa prigione e liberazione allo stesso tempo. L’autrice, pur consapevole delle sue contraddizioni, non si tira indietro: l’amore che descrive è un amore che consuma. Questo amore oscilla tra il desiderio e il rifiuto, tra la bellezza e la sofferenza. C’è in queste parole un senso di inevitabilità. L’autrice non può fare a meno di amare, nonostante la consapevolezza che quell’amore sarà causa di dolore e perdita.

Ogni verso è intriso di una tensione che nasce dalla contrapposizione tra ciò che si desidera e ciò che si vive. Un bisogno di connessione e una solitudine accompagnano spesso il sentimento stesso. L’amore, in questa poesia, non è mai una condizione di pace, ma una lotta continua, un moto perpetuo di bruciare e rigenerarsi.

Eppure, nonostante le sue ambiguità, l’amore rimane l’unica risposta, la sola ragione: la fiamma è il corpo stesso che arde. In queste parole, si avverte la bellezza di un amore che non ha paura di mostrarsi nelle sue sfumature più oscure. Poiché nel dolore si nasconde la sua vera potenza.

 

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