Parole e fatti: un mondo in fiamme

L’inquinamento (come quello industriale) in Italia porta molti problemi ecologici, economici e umani…

Conferenza ONU sul cambiamento climatico (COP): impegno vero o solo “di facciata”?

“La COP viene principalmente usata come un’opportunità per i leader mondiali e le persone al potere per ottenere attenzione, usando vari tipi di greenwashing. […] Le conferenze della COP non hanno davvero l’obiettivo di cambiare l’intero sistema. […] Per cui, al momento, le COP non funzionano, se non come occasione di mobilitazione. […] È venuto il momento per un cambiamento drastico (fonte: La Repubblica)”

È così che Greta Thunberg ha confermato la sua assenza alla COP 27 giorni fa. Un’assenza che fa discutere. Infatti le motivazioni della sua assenza, secondo alcuni, sono più che giuste considerato che due dei paesi più inquinanti del mondo, India e Cina hanno deciso irresponsabilmente e ingiustificatamente di non partecipare alla 27esima Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNCCC) o Conferenza ONU sul cambiamento climatico (COP).

Greta Thunberg è un’ attivista famosa fin dal 2018 quando “scioperò” dalla scuola per contrastare i problemi climatici che avevano colpito la Svezia quell’estate. Da allora è diventata il simbolo della lotta all’ambiente e di un mondo ormai spacciato, questione che negli ultimi mesi sta provocando un delirio collettivo. Di dominio pubblico sono le azioni che organizzazioni civili stanno facendo per farsi ascoltare dai politici. Queste “rivolte” provocano però solo odio da parte dei cittadini. Famosi sono infatti i danni riportati a diverse opere da parte degli ambientalisti di Just Stop Oil. Ancora, gli aumenti oggettivi della CO2 sul grande raccordo anulare di Roma dove esponenti di Ultima Generazione si sono seduti facendo perdere tempo a molti cittadini esasperati, ma di esempi così se ne possono trovare ancora con la giusta ricerca in internet…

Ma 27 anni fa la COP1 com’era nata e come si sono sviluppati questi incontri?

Le prime conferenze delle Nazioni Unite:

La questione climatica politicamente inizia intorno al 1972, quando l’assemblea generale delle Nazioni Unite istituì presso Nairobi l’ENEP o in italiano Programma delle nazioni unite per l’ambiente. Nei 20 anni successivi nonostante gli sforzi di questo ente, i problemi climatici non si placarono. A Giugno 1992  durante il summit della terra a Rio fu proposto l’UNFCCC o in italiano Convenzione quadro sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite. In seguito 195 stati nel 1994 ratificarono questo accordo. Questa convenzione prevedeva inoltre che gli Stati si riunissero una volta all’anno, ogni anno in un posto diverso per discutere dei problemi ambientali

La COP 1 e la COP 2 furono a tutti gli effetti conferenze tecniche. Dalla COP 3 in avanti queste conferenze diventarono più pratiche con il Protocollo di Kyoto. Questo protocollo vincolava gli Stati che lo firmavano a diminuire per il periodo 2008-2009 gli agenti inquinanti almeno del 5% rispetto a quelli del 1990. Durante la COP 18 successivamente si rinnovò il protocollo di Kyoto nel periodo 2012-2020, ma questo rinnovo fu un fallimento dal momento che solo il 20% degli Stati aderì nuovamente…

Da questo fallimento però si arrivò a domandarsi come comportarsi e come spingere ogni stato a diminuire l’inquinamento dopo il 2020: e nella COP 21 a Parigi si diede origine nel 2015 all’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici: in modi spiccioli “il documento successore del protocollo di Kyoto conclusosi appunto nel 2020”.

Ma cosa diceva l’accordo di Parigi? E quali stati lo hanno ratificato?

Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici:

L’accordo, ratificato da 183 stati dei 195, riprende gli impegni già presi nel protocollo di Kyoto. Presenta quindi un piano di azione per limitare i problemi legati all’ambiente:

  • Diminuendo almeno del 40% l’emissioni rispetto al 1990 entro il 2030.
  • Mantenendo l’aumento delle temperature al di sotto dei 2°C, e cercando di limitarlo all’1,5°C.
  • Con piani di azione diversi per ogni stato.
  • Attraverso la comunicazione dei propri progressi ambientali. Ogni stato può così da dare o prendere spunto dai piani di azione degli altri stati.
  • Attraverso sostegni economici.

Naturalmente ogni stato in base ai propri obiettivi ha modificato i propri piani d’azione. In particolare i paesi UE “hanno deciso di alzare l’asticella”: per approfondimenti a riguardo clicca qui.

Nonostante gli Stati si impegnino molto a migliorare le condizioni del nostro pianeta, per molti gli Stati fanno solo ecologismo di facciata. Dopo tutto è vero che è difficile reperire informazioni sugli impegni che ogni stato attraverso collaborazioni si è posto, però è vero anche che già la conoscenza del problema e delle conseguenze di questo problema spingano ogni stato a auto conservarsi; soprattutto l’Italia che dai problemi ecologici ogni anno ci perde tanto economicamente e umanamente…

 

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