Intelligenza artificiale: la de-umanizzazione dell’arte
E’ ormai ampiamente diffusa la pratica di creare immagini con l’intelligenza artificiale. Chi non ha ancora visto il prodotto di ciò che l’IA può fare in pochi secondi? Tutti rimangono meravigliati dal risultato, perchè l’immagine è davvero realistica.
Possiamo parlare di ”arte” IA? Cercando velocemente su Google, ci imbattiamo in questa definizione di arte:”Qualsiasi forma di attività dell’uomo come riprova o esaltazione del suo talento inventivo e della sua capacità espressiva.” Qual è il problema dell’arte IA? Realisticamente è una comodità, ma l’arte non dovrebbe essere qualcosa di facile. Dovrebbe invece essere un’attività di per sè faticosa, che implica un’enorme pazienza e un grandissimo impiego di tempo. Non per nulla Da Vinci ha lavorato sulla Gioconda per quattro anni, Monet trenta sul Ciclo delle ninfee! Utilizzare l’intelligenza artificiale per realizzare opere artistiche è uno smacco all’impegno e alla passione degli artisti sia antichi che contemporanei. Essi hanno dovuto affinare le loro doti per anni prima di poter creare delle opere degne di lode.
I modelli di intelligenza artificiale, inoltre sono allenati sui lavori di migliaia di artisti. Un utilizzo senza il loro consenso. Ciò vuol dire che tutto ciò che l’IA genera è semplicemente il rimescolamento di opere preesistenti. Come spiega Alessandro Patella nel suo articolo di Wired: “L’intelligenza artificiale utilizza informazioni tratte da opere e documenti già esistenti per essere formata a riconoscere modelli e correlazioni. Questo processo avviene attraverso lo scraping, ovvero l’estrazione automatica di contenuti da siti web e database online. I dati raccolti vengono poi immagazzinati e utilizzati per generare risposte alle richieste degli utenti.”
Ne è un esempio il trend Studio Ghibli, per cui l’intelligenza artificiale elabora delle immagini nello stile dell’amato studio giapponese, creatore di film come Il castello errante di Howl e Kiki – Consegne a domicilio. Questo trend è comparso su tutti i social media, scatenando anche una forte reazione da uno dei fondatori dello studio, Hayao Miyazaki. Lo stile, infatti, è stato copiato senza il consenso dello studio, riducendo la magia di anni e anni di disegno e animazione a semplici prompt. Miyazaki stesso è da sempre stato contro l’arte IA, definendola “un insulto alla vita stessa.”
Come eloquentemente afferma Dani Di Placido su Forbes: “Questa tecnologia è una soluzione a un problema che non è mai esistito.” Chi davvero ama l’arte, si impegna a crearla. Se non si sa disegnare, basta semplicemente acquistare un’opera da un’artista che ci mette il cuore nel realizzarla, invece di chiedere ad una macchina di replicare l’anima umana. Altrimenti, c’è solo un’altra opzione: prendi una matita, una gomma, un foglio di carta, un bel video su Youtube, e impara!
Per leggere altro sul rapporto tra arte e tecnologia, ecco un altro articolo: L’Enea ci avvicina all’arte con la tecnologia.