L’amore secondo Shakespeare

Questo nostro progetto nasce come sfida, cresce come esperienza e ritorna infine come spettacolo. L’amore secondo Shakespeareprende è un progetto del Laboratorio teatrale del Liceo di Villa Sora d Frascati, nato inizialmente per un concorso teatrale e ha trovato una seconda, significativa vita a dicembre, quando è andato in scena a scuola, davanti a un pubblico che non è solo spettatore ma anche compagno di viaggio. Perché quando si parla di amore, e soprattutto quando lo fa Shakespeare, nessuno può davvero restare neutrale.

Lo spettacolo è stato costruito come un montaggio di scene e testi shakespeariani, apparentemente lontani tra loro ma uniti da un filo invisibile e potentissimo: l’amore, in tutte le sue forme. Dai sonetti (tra cui il mio, il Sonetto 116, “Non sia mai ch’io ponga impedimenti all’unione di anime fedeli”) alle commedie brillanti come Molto rumore per nullaLa bisbetica domataLe allegre comari di Windsor e La dodicesima notte. Dai drammi oscuri come Macbeth e Otello fino alla farsa sognante di Sogno di una notte di mezza estate. Il tutto prende forma non tanto come un mosaico quanto più come una scaletta.

Che cos’è davvero l’amore secondo Shakespeare?

È fede incrollabile o errore clamoroso? equilibrio o vertigine? luce o veleno?

Shakespeare non dà risposte univoche, e forse è proprio questo che lo rende così attuale. 

L’amore, in Shakespeare, non è mai un sentimento lineare: nei sonetti assume una forma ideale, capace di sfidare il tempo, fino a diventare quasi un principio filosofico, un legame che non muta “in mesi, giorni o settimane”. Un’idea che troviamo molto prima nel pensiero di Platone, per il quale l’amore è tensione verso l’eterno, qualcosa che supera il corpo e si radica profondamente nell’anima.  Questo stesso sentimento si rivela però anche sorprendentemente moderno quando viene rappresentato come illusione, come accade in Sogno di una notte di mezza estate, o come conflitto (forse la sua forma più pericolosa) in Otello. Qui l’amore si trasforma in gelosia, possesso, paura di perdere l’altro: psicologicamente, Otello incarna l’insicurezza che degenera in ossessione; socialmente, la tragedia mostra come l’assenza di dialogo e di fiducia possa distrintegrare ciò che nasce come sentimento autentico. Un nodo drammaticamente attuale, soprattutto in un’epoca in cui si comunica senza sosta, ma non sempre in profondità.

In Macbeth invece, l’amore coniugale si intreccia con l’ambizione. Lady Macbeth ama il successo, il dominio, il controllo. Shakespeare mostra come il potere possa deformare i sentimenti, trasformando l’amore in complicità distruttiva.

Ne La bisbetica domata, invece, il tema dell’amore si lega alla costruzione dei ruoli di genere, aprendo un dialogo importante con l’educazione civica e la riflessione contemporanea. È una commedia che oggi va letta criticamente, interrogandosi su cosa significhi davvero “domare” e su quanto l’amore possa essere condizionato dalle convenzioni sociali.

Shakespeare lo scrive chiaramente: “L’amore non guarda con gli occhi, ma con l’anima” (Sogno di una notte di mezza estate). E oggi, in un’epoca di relazioni filtrate da schermi, algoritmi e stories che durano 24 ore, questa frase suona quasi rivoluzionaria. Guardiamo davvero, o scorriamo soltanto?

Shakespeare sapeva che l’amore è una cosa seria, ma mai seriosa. “Il corso del vero amore non è mai liscio”, scrive ancora. E forse è proprio questo il messaggio più onesto che ci lascia. In uno spettacolo del liceo, parlare d’amore attraverso il teatro significa imparare a riconoscerne le forme, i rischi, le possibilità. Significa capire che non esiste un solo modo di amare, ma esiste sempre una responsabilità nel farlo.

E alla fine, uscendo dalla sala, resta una sensazione chiara: Shakespeare non è solo un autore del passato. È uno specchio. E, a volte, anche un promemoria.

 

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