L’impatto ambientale dei consumi digitali

Sono anni che ormai viviamo in una società digitale caratterizzata da consumi digitali, abituata e dipendente dall’utilizzo di dispositivi elettronici per qualsiasi cosa, dalla comunicazione alla ricerca all’intrattenimento. Sotto certi aspetti ambientali questo cambiamento è un bene, poiché riduce l’uso e, quindi, la produzione della carta fatta attraverso la distruzione delle foreste.

Ma, in realtà, questo nostro costante utilizzo di internet comporta un enorme consumo energetico, idrico e anche un aumento delle emissioni di anidride carbonica (CO2). L’insieme di queste emissioni generate viene definito “impronta di carbonio digitale” o “digital carbon footprint.” Questa comprende sia le emissioni associate alla produzione dei dispositivi elettronici che all’energia richiesta per il funzionamento delle infrastrutture digitali, dalle piattaforme e delle reti e trasmissione dei dati.

consumi digitali

Al riguardo, alcuni studi hanno dimostrato che la rete internet insieme ai dispositivi per la connessione, genera il 4% del totale delle emissioni gas serra del pianeta. Nel 2023 i data center in cui sono archiviati tutti i nostri dati hanno consumato circa 7,4 gigawatt/ora, il 55% in più rispetto all’anno precedente. A causare la maggior parte dell’impronta ambientale del mondo digitale sono i video in streaming, che consumano oggi il 69% di tutto l’utilizzo digitale mondiale, e nei prossimi tre anni è stimato dover arrivare al 79%.

Tutto ciò però non tiene conto dell’arrivo della nuova tecnologia che in pochi anni ha stravolto il mondo: l’intelligenza artificiale.

Uno studio di OpenAI (la società produttrice di ChatGPT), ha rivelato come dal 2012 la quantità di energia necessaria per l’addestramento dell’IA sia raddoppiata ogni 3,4 mesi. Sappiamo inoltre che una ricerca fatta su ChatGPT consuma 100 volte l’energia di una su Google: quantità che sale ancor di più per generare un’immagine. Il consumo più preoccupante di questo sistema è però quello idrico: infatti, i centri di elaborazione dati in cui vengono installati i server che analizzano i testi prodotti dagli utenti producono calore. Per evitare il surriscaldamento, devono quindi utilizzare l’acqua per raffreddare i loro edifici. Si e calcolato che porre tra le venti e le cinquanta domande a ChatGPT equivale a consumare mezzo litro d’acqua. Per non parlare dei 700.000 litri di acqua utilizzati per l’addestramento di ChatGpt-3!

Ma, quindi, proprio perché ormai viviamo in una società in cui l’utilizzo dei dispositivi elettronici è fondamentale, cosa possiamo fare per ridurre il nostro impatto ambientale dovuto al consumo digitale? In realtà bastano azioni semplici: evitare allegati non necessari nelle e-mail e nei messaggi Whatsapp, scaricare file a definizione più bassa, eliminare app che non si utilizzano più, mandare messaggi piuttosto che vocali, ridurre l’uso dell’intelligenza artificiale e dello streaming. Sono tutti piccoli gesti che però ci consentono di dare il nostro contributo per mantenere un ambiente sano e pulito.

Fonti:

Come ridurre l’impronta di carbonio digitale? Idee e risorse per un uso sostenibile della tecnologia

Inquinamento digitale | SaluteInternazionale

L’impatto ambientale del mondo digitale | Aula di scienze

L’intelligenza artificiale è assetata di acqua. Per ogni conversazione se ne consuma una bottiglietta – la Repubblica

 

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